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mostra  personale

" la voce del silenzio "

dal 29 maggio al 13 giugno 2010

presso

Fondazione Bertinotti Formenti

via A.De Gasperi, 15, Chiari ( BS )

ORARI

feriali ore 15,00 - 19,00

sabato e domenica ore 10,00- 12,00 e ore 15,00 - 19,00

INGRESSO LIBERO

lunedì chiuso

inaugurazione sabato 29 maggio ore 17,30

critico Galli  Giovanna

seguirà rinfresco

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Una grande passione per la bellezza unita allo spessore di una sensibilità non comune hanno condotto Antonella Giapponesi Tarenghi ad avvicinarsi al mondo dell’arte. In una prima fase tale accostamento si è compiuto in senso esclusivamente ‘fruitivo’:

Antonella ha infatti risposto a una forte tensione interiore frequentando con assiduità musei e mostre importanti, avvicinando così i capolavori dei grandi maestri del passato, più o meno recente - dai campioni dell’arte rinascimentale ai più celebrati protagonisti delle Avanguardie del Novecento - e approfondendone lo studio per assaporarne appieno la ricchezza estetica e comunicativa, di cui ha saputo far tesoro nella successiva elaborazione della propria pulsione creativa. E infatti proprio al cospetto di tali opere e grazie alle emozioni da esse suscitate che si è instillato in lei il germe di una tensione espressiva che è poi fiorita nell’esigenza perentoria di misurarsi personalmente con l’atto pittorico.

Cimentandosi dunque nel disegno e nella pittura e lavorando con la tenacia e la perizia che la passione per l’arte e lo studio assiduo della tecnica hanno conferito alla sua personalità, Antonella è quindi giunta alla progressiva costruzione di una sua personalissima dimensione espressiva e poetica, che si è via via esplicata in un vibrante rapporto con ciò che la circonda, un sentimento intenso e profondo verso le cose che sente più vicine, un dialogo continuo con la natura, in particolare quella umana, soprattutto quella femminile. Ricorrono così nella sua produzione, sin dalle prove d’esordio, i temi legati alla rappresentazione della donna e del suo corpo, dove la figura è al tempo stesso oggetto di pura ricerca formale e insieme limpida metafora di un complesso e articolato universo interiore, dotato di mille sfaccettature. Attraverso la scioltezza spontanea della pennellata, conquistata grazie alla costanza sperimentativa e all’esercizio perseverante, nei suoi dipinti si, organizza con grazia il gioco euritmico della composizione, composizione che man mano si è liberata dei dettagli superflui per giungere in tempi recenti ad esiti di controllata ed elegante sintesi formale, accentuata dal taglio quasi fotografico dell’impaginazione. Antonella Giapponesi Tarenghi, come in altre occasioni si è avuto modo di sottolineare, sembra dipingere i suoi soggetti rispondendo a un bisogno intimo e imprescindibile: quello di riversare nella sua interpretazione pittorica una realtà ricomposta essenzialmente secondo la misura dei sentimenti umani, delle emozioni, di ciò che appartiene in primo luogo al mondo interiore, che è per definizione svincolato dai limiti oggettivi delle normali coordinate spazio-temporali, e che dunque sfugge ad ogni ingabbiamento rigidamente interpretativo ed offre all’osservatore, nel segno della massima libèrtà, un ampio ventaglio di possibilità di lettura e di decodificazione.

E una dimensione sospesa fra realtà e sogno, fra gesto e pensiero, quella che prende forma sulle tele di questa pittrice, che sono dominate dal raffinato gioco cromatico e luministico, nei toni dell’ocra, della creta, dei gialli, con sovrapposizioni di rossi, rosa, blu cerulei, addolciti e sfumati grazie a singolari effetti iridescenti. Le avvenenti figure femminili che vi compaiono, quasi come apparizioni, sono le stesse che abitano il suo complesso immaginario, riprodotte in un’atmosfera di silenziosa sospensione, a tratti surreale, nettamente accentuata dall’utilizzo di fondi neri, su cui le forme si stagliano private di ogni legame esplicito con l’ambiente che le circonda e in cui l’attenzione viene focalizzata esclusivamente sul gesto e sulla posa allusiva, nonché sugli intensi sguardi che contengono una gamma variegata di stati d’animò e pulsioni.

E’ interessante sottolineare che in alcuni momenti della sua ancora non lunghissima ma certamente molto intensa ricerca, Antonella Giapponesi Tarenghi ha abbinato allo sforzo pittorico quello della ricerca letteraria, eleggendo la poesia ad irrinunciabile territorio di indagine ed ispirazione, ribadendo ulteriormente il possesso di una sensibilità forte, che la rende capace di raccogliere e rendere fecondo ogni singolo stimolo culturale.

La sua pittura va dunque intesa principalmente non come un fatto a se stante, ma come l’atto conclusivo e il culmine espressivo di un composito lavoro interiore prolungato e fortemente sentito, che non si limita dunque, negli esiti, alla semplice elaborazione di un racconto visivo, ma che va oltre, proseguendo come narrazione di ciò che si sente, suggerendo all’osservatore nuove vie da percorrere per indagare sentimenti ed emozioni, desideri e inquietudini, aspirazioni e debolezze, che appartengono, nel profondo, a ognuno di noi.

Dicembre 2004,

Giovanna Galli

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Giapponesi Tarenghi Antonella