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CRITICA

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Nelle nuove opere di Antonella Giapponesi Tarenghi di Rovato (BS), suo paese d’adozione, resta vivo e intenso il rapporto visivo tra gli oggetti e la figura umana singola o in coppia e in diversi moduli si articola e viene approfondita la correlazione intensamente semantica tra i segni linguistici e il loro significato. E quindi dobbiamo dire che esiste nei quadri di Giapponesi uno scambio reale e virtuale di superficie fortemente epidermica, sensoriale tra il possesso e l’uso delle cose materiali da parte delle figure nel molto ben variegato “carnoso” impianto grafico-pittorico coloristico di intenso effetto angolare, speculare e centrale e l’effetto magico, fascinoso, criptico, che sembra unirle indissolubilmente o separarle dopo un’intensa unione mentale e corporale consumata nel dentro delle visioni create dall’artista che le irretisce, le ingloba o le separa, temporaneamente o no. Icone viventi concrete ed evanescenti al tempo stesso delle quali pare non ci si possa privare facendo parte della realtà fenomenica in cui si instaurano. E quindi, sulla tabula rasa delle sensazioni percepite ecco la nudità scoperta di un amplesso già finito e la solitudine che campeggia, troneggia, in tutta la sua disarmata fisiognomica densità espressiva della donna, le “braccia incrociate sul seno” lo sguardo perso nella lontananza impercepibile. Nel mentre che la memoria già si impressiona dei ricordi come su una lastra dei minuti trascorsi indicibilmente goduti nel di dentro più profondo del vissuto che riemerge, sentimentalmente romantico e dolente. Ma ecco poi riemergere come dal nulla una “stanza dell’amore”, in cui le distanze tra le singole individualità si accorciano e la lontananza sfuma, si annulla svanisce. E lo spazio non ha più pareti, captato dagli occhi l’inesprimibile che si fa concreto battito del cuore in sinergia con quello del tempo che scorre come un fiume inarrestabile. Ma, infine, ciò che esiste e vive tra persone unite, se toccano insieme le corde di un’arpa invisibile che le aggrega non solo per pochi istanti, diventa la verticalizzazione dell’ascesi passionale riscattata, senza più contrasti ed opposizioni, dall’esaltazione dell’Eros condiviso che non ha più nessun aspetto significativamente definito, ma diventa l’esplosione ininterrotta volumetricamente infirmale (come a voler oltrepassare il tempo che se ne va, testimone degli accadimenti) comprensiva e persuasiva dei sentimenti umani inconoscibili dell’io e del noi, legati ai sensi che non hanno più peso, non hanno più ragione quasi d’esistere, traslati come in una dimensione ultrasensibile, spirituale.

 

Critico D’Arte Mario Micozzi

“PUNTO D’INCONTRO”
Rivista d’arte, Design, Architettura, Letteratura, Scienze Umane e Cultura Interdisciplinare - pag.9

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E’ tutta un’altra aria quella che respira Antonella Giapponesi Tarenghi da quando con l’immediatezza e lo stupore che accompagnano ogni improvvisa rivelazione ha scoperto dentro di sé la via nuova della sua pittura. Ed è, di conseguenza, tutta un’altra energia quella che emana dai suoi lavori più recenti, frutto diretto di quella svolta interiore che, fulminea e inattesa, è germogliata dentro di lei, imponendole un radicale cambiamento nella sua esperienza creativa. La pittrice rovatese da tempo avvertiva quel sottile senso di insoddisfazione e di inquietudine che scava gli animi dell’artista che, forse ancora inconsciamente, intuisce di avere esaurito un capitolo della propria storia, sia umana che espressiva, e ad un certo punto ha saputo coraggiosamente voltare pagina, strappando simbolicamente una tela già dipinta e individuandovi il punto di partenza di una nuova avventura estetica, tecnica e poetica. Nel pieno mantenimento sia dei riferimenti letterari che costituiscono la sua principale fonte ispiratrice, sia degli orientamenti tematici che hanno da sempre indirizzato la sua pittura, prevalentemente incentrati intorno alla figura femminile e in particolare all’analisi della sua interiorità e del suo bagaglio emotivo e sentimentale, Giapponesi Tarenghi ha rinvenuto inedite coordinate tecniche e stilistiche entro cui proseguire la sua ricerca. Ogni nuovo dipinto nasce ora come un’opera complessa, frutto di un lavoro composito realizzato a più riprese e in cui si assiste all’accostamento di immagini e alla sovrapposizione di interventi pittorici e grafici, quasi a volere riprodurre metaforicamente il farsi mobile e multisfaccettato della realtà. La pittrice avverte con lucidità il senso di incompiutezza che è proprio di ogni tentativo di rappresentazione della mutevole verità dei fatti umani, per questo il suo nuovo approccio all’opera contempla il ribaltamento degli usuali meccanismi compositivi, avvertiti come troppo rigidi e statici, in funzione di una libertà di azione che prevede oltre all’assemblaggio di differenti porzioni di tela dipinta, il successivo sovrapporsi di interventi a matita. Il disegno, quindi, sentito come la manifestazione più diretta dell’idea, non esaurisce la sua funzione in sede progettuale, quale semplice supporto per l’azione pittorica, ma si appropria di un ruolo fondamentale, quello di suggerire la non-finitezza del racconto e di riaprire il dialogo tra il dipinto e chi lo osserva, offrendo a quest’ultimo una parte attiva nella definizione del contenuto emotivo che l’artista intende riversare nel suo lavoro. Permane in questo senso il desiderio di Giapponesi Tarenghi di offrire nella sua interpretazione pittorica il senso di una realtà ricomposta secondo la misura dei sentimenti, da quelli più impetuosi e veementi a quelli più dolci, in stretta connessione con quell’aspirazione a “dare a ogni emozione una personalità, ad ogni stato d’animo un’anima” (Pessoa) che costituisce il sottile filo rosso comune a tutta la sua produzione. Ma i nuovi dipinti, ancora densi di atmosfere evocative e surreali, ci mostrano il reperimento di una modalità narrativa inedita, che alla linearità del racconto sostituisce la ricomposizione sintetica dei diversi frammenti che ne costituiscono l’autentica materia prima. Si ricompongono qui, in un gioco di equilibri formali e cromatici, i brandelli simbolici che insieme danno forma a un’emozione, a un sentimento, a un sogno, a una passione. Osserviamo, peraltro, come la poesia continui a conservare per Giapponesi Tarenghi il valore di un irrinunciabile territorio di indagine ed ispirazione, e ogni sua opera pittorica venga abbinata a un passaggio lirico che ne costituisce allo stesso tempo lo spunto e il completamento, a confermare che il gesto pittorico rappresenta soltanto il vertice più evidente di un’attività creativa che ha profonde radici nel variegato sistema degli interessi culturali dell’artista. Individuato un nuovo orizzonte in cui riconoscersi e a cui affidare le proprie intense pulsioni espressive, la pittrice ha ora di fronte a sé un cammino non semplice, una sfida stimolante che rappresenterà per se stessa e per la sua arte la preziosa occasione per un definitivo scatto in avanti.

Giovanna Galli

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SEDUZIONE E MISTERO

NELL’ARTE DI ANTONELLA GIAPPONESI TARENGHI

di Simone Fappanni

Le seducenti figure femminili di Antonella Giapponesi Tarenghi, cariche di mistero e sensualità, trasmettono una sottile carica erotica dietro la quale si svelano, spesso, ansie ed inquietudini, come nella recentissima serie intitolata “Le verità nascoste”. Il corpo femminile, colto con un morbido panneggio coloristico, è dunque il filo conduttore della sua produzione creativa: un corpo mai facilmente esibito, ma inserito in un dinamismo centripeto che s’incardina in una scioltezza raffigurativa di raro sapore evocativo. Antonella Giapponesi Tarenghi, viaggiando sempre al limite di una soffusa atmosfera onirico-metafisica, consegna all’osservatore una poesia sottilissima, intensa, vivace, la stessa che si scopre nelle liriche che accompagnano i suoi pezzi. A questo proposito, ci piace ricordare una bella citazione di Pessoa che l’autrice affianca a una sua intensa tela: «io sono me stesso/ e di me scelgo ciò che è sognabile».  Si tratta, spesso, di versi illuminanti, presi non a caso, ma con una precisa intenzionalità meta-narrativa, senza mai cedere, però, a una facile traduzione meramente didascalica della parola. Semmai è proprio vero il contrario: è la parola in versi a suggerire ciò che il quadro svela e rivela, al di dà della semplice rappresentazione. Una ri-velazione che si fa archetipica, poiché ogni elemento presente costituisce un elemento fondativo, determinante, di tutta l’impaginazione dell’opera, quasi che nessuna parte di essa potesse essere assente. Questa logicità semantica, accompagnata da una disciplina segnica inappuntabile, costituisce un altro cardine attorno al quale si muove la pittura dell’artista, che sonda l’esistenza nel profondo, facendosi strada interpretativa, mai tautologica. In questo modo bene si comprendono le scansioni plastiche che caratterizzano i suoi dipinti, dove elementi sovrapposti e imprevisti si uniscono in un perfetto equilibrio formale, dando vita a un vero e proprio “dialogo” con l’osservatore. Ciò si nota, in modo particolare, osservando le posture e le espressioni facciali delle giovani donne dipinte dall’artista, le quali palesano un look spesso sofisticato o estremamente contemporaneo, mentre talvolta sono completamente nude: scelte non casuali che denotano la coralità che caratterizza questo iter compositivo, in cui la luce, come le tinte e il segno, risulta essere estremamente importante. Domande sulla vita, sulla nostra vita, e sul nostro destino, vengono così ampliate e, per così dire “amplificate”, dalla sua pittura, che nel molteplice coglie la complessità crescente dell’esistere, ma anche il senso più pieno che caratterizza il vivere. In una tela, ad esempio, sotto la suggestione di un’affermazione di Coelho, «Un sintomo del fatto che stiamo uccidendo i nostri sogni è la mancanza di tempo». Un invito, insomma, a dare importanza a ciò che la progettualità costituisce per l’uomo, ovvero la linfa per andare avanti, per seguire il proprio destino, esattamente come viene simbolicamente mostrato dalle figure femminili di Antonella Giapponesi Tarenghi, con la purezza dei loro corpi che sottende quella delle loro menti e del loro pensiero.

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Psicologia criptica e dinamica, Seduzioni

Le opere della pittrice Antonella Giapponesi Tarenghi vogliono rappresentare e celebrare la femminilità: l’alter ego cioè dell’essere maschile, ed in ciò non pone confronti di carattere tensivo, o di ordine oppositivo, semmai vi pone una comunicazione di ambito psicologico e fascino altamente emotivo. Tuttavia, con mano sicura, sa costruire immagini di complessa struttura variamente semantica, dove segno e colore diventano, scambievolmente testo e contesto attraverso una trama piuttosto articolata di un racconto spesso complesso e seducente. E’ attraverso la fascinazione dell’io criptico ed efficacemente dinamico che l’essere femminile sa appropriarsi dei propri mezzi incisivi e persuasivi, consapevole pure del divenire di una perenne Demetra di cui è ricca la cultura classica in primis. Il vissuto esistenziale vi prevale sulle motivazioni propriamente razionali e circoscritte: l’artista vive soprattutto dei riverberi emozionali attraverso cui poter esprimere altre modalità di senso e di conoscenza. Queste opere sottendono un ampio spettro di investigazione di sentimenti umani dove l’accentuazione estetica vi risuona come una rivelazione ininterrotta e suasiva, come la visione medesima di una verità pienamente artistica.

Galli Luigi

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