Gli ‘Impercettibili segnali di silenzio’ di Antonella Giapponesi Tarenghi raccolgono il senso profondo dell’ultima fase della ricerca della pittrice, un ricerca estetica che sin dai suoi primi momenti è stata incentrata sul tema del corpo e del suo linguaggio e che, ancora una volta, vede l’artista prediligere la figura femminile come principale (sebbene non unica) protagonista del suo mondo poetico.
Questa nuova serie di dipinti, frutto del lavoro degli ultimi mesi, dà innanzitutto prova di un’accresciuta padronanza dei mezzi tecnico-espressi vi da parte della pittrice, che ha saputo evidentemente mettere a frutto la propria caparbia tensione sperimentativa attraverso un esercizio assiduo finalizzato al continuo confronto con se stessa e con le proprie potenzialità espressive. Tutto ciò le opere in questione, è confermato dal punto di vista compositivo dalla maggior sicurezza nell’impaginazione, dove il pulito taglio fotografico è caratterizzato da un miglior equilibrio di forze, mentre, dal punto di vista strettamente stilistico, si denota una maggior fluidità sia del segno che della stesura della materia pittorica, grazie a cui la superficie dipinta si arricchisce di interessanti effetti di vibrazione cromatica e luminosa.
Colore e luce, nei toni dell’ocra, della creta, dei gialli, bruni e terre d’ambra e di Siena, e sovrapposizioni di rossi, rosa, blu cerulei, con effetti iridiscenti organizzano visioni magicamente svincolate dal tempo e dallo spazio, in funzione dell’esigenza dell’autrice di riversare in queste opere lo sforzo di ‘ricomporre’ la realtà esclusivamente secondo la misura dei sentimenti umani, delle emozioni, di ciò che appartiene in primo luogo al mondo interiore, che è per definizione svincolato dai limiti oggettivi delle normali coordinate spazio-temporali.
Ecco allora sfilare le avvenenti e sensuali figure femminili che abitano il suo immaginario, ritratte in un’atmosfera di silenziosa sospensione, a tratti surreale, accentuata dalla scelta di utilizzare fondi neri, su cui le forme si stagliano private di ogni legame esplicito con l’ambiente che le circonda e in cui l’attenzione viene focalizzata esclusivamente sul gesto languido, sulla posa allusiva, spesso disinibita, e soprattutto sugli intensi sguardi che contengono una gamma ampia e mutevole di turbamenti, stati d’animo, malinconie. Se in passato la pittrice si era infatti soffermata su alcuni specifici aspetti dell’indagine intorno alla psicologia femminile, concentrandosi soprattutto sui molteplici risvolti dell’amore (ricordiamo in proposito la recente serie di dipinti originata dalla duplice ricerca pittorica e letteraria ispirata ai testi poetici dei più famosi autori che hanno scritto di questo sentimento), oggi le donne protagoniste della sua pittura rappresentano una galleria significativa che tocca tutto il ventaglio dei sentimenti umani. La dolcezza e la tristezza,
l’inquietudine e il dubbio, vengono rappresentati con un’intensità tale da riversarsi in strutture a tratti rigorose, serrate, essenziali, a tratti più morbide, fluide, evocative, ma tutte volte a suggerire un’esistenza fuori del tempo, svincolata dal presente perché simbolicamente eterna.
L’attenzione verso il corpo. estrema concretizzazione della realtà materiale, non è qui fine a se stessa: Antonella Giapponesi Tarenghi non intende utilizzare la rappresentazione del visibile come linguaggio autorferenziale, piuttosto l’oggettività della rappresentazione diviene il pretesto narrativo per svelare i misteri dello spirito. indagando con inclinazione psicologica, pur senza pretese di scavo esistenziale, ciò che esiste oltre l’apparenza.
Una ricerca dunque la sua che si sviluppa come adesione a un precetto interiore, teso a comunicare più che a rappresentare.
Gesti, pose e sguardi, con la loro indiscutibile efficacia espressiva, rappresentano la materia prima attraverso la quale Antonella Giapponesi sviluppa questo nuovo capitolo del suo percorso creativo. E’ doveroso notare che, muovendo dalla precisa consapevolezza che esistono differenti livelli percettivi e che la comunicazione profonda tra gli uomini avviene essenzialmente attraverso un raffinato e complesso sistema di codici, la pittrice intende concedere all’osservatore la massima libertà interpretativa, da qui la scelta di non titolare le singole opere, proprio allo scopo di affidare esclusivamente al linguaggio non verbale i contenuti del suo lavoro.