
"La vita è un viaggio dello spirito attraverso la materia e poiché
è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo."
Ferdinando Pessoa

Gli ‘Impercettibili segnali di
silenzio’ di Antonella Giapponesi Tarenghi raccolgono il senso profondo
dell’ultima fase della ricerca della pittrice, un ricerca estetica che sin dai
suoi primi momenti è stata incentrata sul tema del corpo e del suo linguaggio e
che, ancora una volta, vede l’artista prediligere la figura femminile come
principale (sebbene non unica) protagonista del suo mondo poetico.
Questa nuova serie di dipinti,
frutto del lavoro degli ultimi mesi, dà innanzitutto prova di un’accresciuta
padronanza dei mezzi tecnico-espressi vi da parte della pittrice, che ha saputo
evidentemente mettere a frutto la propria caparbia tensione sperimentativa
attraverso un esercizio assiduo finalizzato al continuo confronto con se stessa
e con le proprie potenzialità espressive. Tutto ciò le opere in questione, è
confermato dal punto di vista compositivo dalla maggior sicurezza
nell’impaginazione, dove il pulito taglio fotografico è caratterizzato da un
miglior equilibrio di forze, mentre, dal punto di vista strettamente stilistico,
si denota una maggior fluidità sia del segno che della stesura della materia
pittorica, grazie a cui la superficie dipinta si arricchisce di interessanti
effetti di vibrazione cromatica e luminosa.
Colore e luce, nei toni
dell’ocra, della creta, dei gialli, bruni e terre d’ambra e di Siena, e
sovrapposizioni di rossi, rosa, blu cerulei, con effetti iridiscenti organizzano
visioni magicamente svincolate dal tempo e dallo spazio, in funzione
dell’esigenza dell’autrice di riversare in queste opere lo sforzo di
‘ricomporre’ la realtà esclusivamente secondo la misura dei sentimenti umani,
delle emozioni, di ciò che appartiene in primo luogo al mondo interiore, che è
per definizione svincolato dai limiti oggettivi delle normali coordinate
spazio-temporali.
Ecco allora sfilare le
avvenenti e sensuali figure femminili che abitano il suo immaginario, ritratte
in un’atmosfera di silenziosa sospensione, a tratti surreale, accentuata dalla
scelta di utilizzare fondi neri, su cui le forme si stagliano private di ogni
legame esplicito con l’ambiente che le circonda e in cui l’attenzione viene
focalizzata esclusivamente sul gesto languido, sulla posa allusiva, spesso
disinibita, e soprattutto sugli intensi sguardi che contengono una gamma ampia e
mutevole di turbamenti, stati d’animo, malinconie. Se in passato la pittrice si
era infatti soffermata su alcuni specifici aspetti dell’indagine intorno alla
psicologia femminile, concentrandosi soprattutto sui molteplici risvolti
dell’amore (ricordiamo in proposito la recente serie di dipinti originata dalla
duplice ricerca pittorica e letteraria ispirata ai testi poetici dei più famosi
autori che hanno scritto di questo sentimento), oggi le donne protagoniste della
sua pittura rappresentano una galleria significativa che tocca tutto il
ventaglio dei sentimenti umani. La dolcezza e la tristezza,
l’inquietudine e il dubbio,
vengono rappresentati con un’intensità tale da riversarsi in strutture a tratti
rigorose, serrate, essenziali, a tratti più morbide, fluide, evocative, ma tutte volte
a suggerire un’esistenza fuori del tempo, svincolata dal presente perché
simbolicamente eterna.
L’attenzione verso il corpo.
estrema concretizzazione della realtà materiale, non è qui fine a se stessa:
Antonella Giapponesi Tarenghi non intende utilizzare la rappresentazione del
visibile come linguaggio autorferenziale, piuttosto l’oggettività della
rappresentazione diviene il pretesto narrativo per svelare i misteri dello
spirito. indagando con inclinazione psicologica, pur senza pretese di scavo
esistenziale, ciò che esiste oltre l’apparenza.
Una ricerca dunque la sua che
si sviluppa come adesione a un precetto interiore, teso a comunicare più che a
rappresentare.
Gesti, pose e sguardi, con la
loro indiscutibile efficacia espressiva, rappresentano la materia prima
attraverso la quale Antonella Giapponesi sviluppa questo nuovo capitolo del suo
percorso creativo. E’ doveroso notare che, muovendo dalla precisa consapevolezza
che esistono differenti livelli percettivi e che la comunicazione profonda tra
gli uomini avviene essenzialmente attraverso un raffinato e complesso sistema di
codici, la pittrice intende concedere all’osservatore la massima libertà
interpretativa, da qui la scelta di non titolare le singole opere, proprio allo
scopo di affidare esclusivamente al linguaggio non verbale i contenuti del suo
lavoro.

I QUADRI
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